Lo studio LCA riguarda una selezione rappresentativa dei principali prodotti della gamma OSMO, individuati tra quelli di maggior volume. È il primo passo di un percorso che l’azienda intende estendere progressivamente all’intera gamma.
Cosa chiede oggi la filiera conciaria
Chi produce pelle di qualità lo vede ogni giorno: colore, mano, resa e prestazioni non esauriscono più le richieste del mercato.
Alle caratteristiche del materiale si affiancano domande sempre più precise sull’origine delle materie prime, sui processi e sull’impatto associato ai prodotti impiegati.
Queste richieste attraversano la filiera e coinvolgono anche chi sviluppa e fornisce i prodotti chimici utilizzati nella lavorazione della pelle.
Per OSMO questo significa rendere disponibile una conoscenza più approfondita delle proprie formulazioni. Parlare di sostenibilità richiede dati raccolti con metodo, comprensibili e utilizzabili dai diversi operatori.
Per questo l’azienda ha scelto di partire dalla misurazione.
Una selezione rappresentativa analizzata secondo la metodologia LCA
OSMO ha affidato a Spin360 l’analisi dell’impronta climatica di una selezione rappresentativa dei principali prodotti della propria gamma per il wet end.
L’analisi si concentra sui prodotti maggiormente presenti nell’attività quotidiana dei clienti e restituisce una fotografia significativa delle formulazioni OSMO.
Lo studio è stato condotto secondo gli standard ISO 14040, ISO 14044 e ISO 14067, applicando la metodologia Life Cycle Assessment, o LCA. L’unità funzionale considerata è un chilogrammo di prodotto chimico, mentre il perimetro è cradle-to-gate: dalla produzione delle materie prime fino all’uscita del prodotto dallo stabilimento. L’applicazione in conceria non rientra nell’analisi.
L’anno di riferimento è il 2024. La raccolta dei dati ha combinato documentazione, interviste e rilevazioni presso le realtà coinvolte. Dove non erano disponibili informazioni specifiche, sono stati utilizzati valori standard e database riconosciuti in ambito LCA.
Il risultato è uno strumento tecnico con cui leggere meglio l’impatto dei prodotti e orientare le decisioni successive. Non un’attestazione da esibire, ma una base di lavoro.
Questa prima analisi apre una fase successiva. L’obiettivo di OSMO è estendere progressivamente la misurazione all’intera gamma, così da costruire un quadro sempre più completo e mettere a disposizione dei clienti informazioni più puntuali.
La formulazione è il punto decisivo
Uno dei risultati più rilevanti riguarda il peso della formulazione.
Per la maggior parte dei prodotti analizzati, il contributo principale all’impronta climatica è associato alle materie prime chimiche. L’incidenza dell’energia elettrica e termica impiegata nei processi produttivi risulta, in genere, molto più contenuta.
Questo non riduce l’importanza dell’efficienza produttiva. Permette piuttosto di distinguere il peso dei processi interni da quello delle sostanze presenti nelle formulazioni.
Da tempo OSMO lavora per migliorare l’efficienza energetica dei macchinari e degli stabilimenti, aggiornando tecnologie, impianti e processi. È un percorso continuo, legato al controllo della produzione e dei consumi.
Le evidenze emerse dallo studio offrono ora un riferimento ulteriore per orientare questo percorso e concentrare gli investimenti sulle aree con il maggiore potenziale di miglioramento.
Per i prodotti analizzati, la leva principale si trova nella formulazione e nella scelta delle materie prime.
La ricerca lavora su questo equilibrio. Ogni alternativa deve essere valutata insieme alle prestazioni richieste dalla conceria, perché il profilo ambientale di una materia prima non può essere separato dal suo comportamento tecnico.
Dati più precisi per decidere meglio
Misurare l’impronta di un prodotto chimico va oltre il calcolo dei consumi degli impianti.
Gli stessi macchinari vengono utilizzati per produrre formulazioni diverse. Per ciascun prodotto occorre quindi attribuire consumi, trasporti, rifiuti e materie prime secondo criteri coerenti. Senza questa attribuzione, il dato complessivo direbbe poco su dove e come intervenire.
OSMO può così distinguere con maggiore precisione la quota legata alla struttura produttiva da quella riconducibile alle sostanze utilizzate, agli imballaggi e alla logistica.
La qualità non riguarda soltanto il comportamento del prodotto sulla pelle. Comprende anche l’affidabilità delle informazioni, la tracciabilità delle scelte e la possibilità di documentare ciò che viene dichiarato.
Il contributo degli imballaggi
Sul packaging, i numeri restituiscono un quadro differenziato.
Per la maggior parte dei prodotti studiati, l’imballaggio contribuisce per meno del 2% all’impronta climatica complessiva. Per diversi prodotti liquidi OSMO utilizza contenitori inseriti in circuiti controllati di recupero e riuso, una scelta che contribuisce a contenere questa componente.
Il dato non è uniforme per tutti i prodotti analizzati. Alcune configurazioni presentano valori differenti e richiedono una valutazione specifica.
La misurazione permette quindi di individuare con maggiore precisione dove intervenire anche nelle scelte di imballaggio.
Trasporti: il peso cambia con la formulazione
Anche il contributo dei trasporti cambia da prodotto a prodotto.
Quando una materia prima presenta un impatto relativamente basso, il trasporto può assumere un peso percentuale maggiore. Questo non implica necessariamente un aumento del suo valore assoluto: può dipendere dalla minore incidenza delle altre componenti.
La percentuale deve quindi essere letta nel contesto della singola formulazione. Lo studio indica inoltre l’opportunità di raccogliere dati primari più precisi su distanze, fornitori e provenienza delle materie prime.
Dalla misurazione al lavoro futuro
Dallo studio emergono alcune direzioni di lavoro: ridurre progressivamente l’impiego di sostanze di origine petrolchimica quando esistono alternative tecnicamente adeguate, privilegiare materie prime provenienti da flussi di recupero e rendere più precisa l’associazione tra ogni ingrediente e i relativi dati ambientali.
Queste indicazioni non smentiscono il lavoro svolto finora. OSMO investe da anni nella qualità, nell’efficienza e nella riduzione dell’impatto dei propri processi. La misurazione aggiunge uno strumento per leggere i risultati raggiunti e stabilire dove concentrare il lavoro futuro.
Per OSMO la trasparenza significa conoscere i propri prodotti, dichiarare con chiarezza il perimetro dell’analisi e utilizzare i dati per migliorare, senza trasformare un percorso complesso in una promessa assoluta.
Una base per affiancare i clienti
Il valore di questo lavoro non si esaurisce all’interno dell’azienda. Informazioni più precise aiutano anche le concerie a conoscere meglio i prodotti utilizzati e a rispondere alle richieste che arrivano dal mercato.
Nel wet end prendono forma molte delle proprietà che la pelle porterà con sé nelle lavorazioni successive. È qui che la competenza chimica di OSMO interviene su qualità, ripetibilità e prestazioni.
Su questa base OSMO vuole confermarsi un partner tecnico per i propri clienti. Significa sviluppare soluzioni sempre più performanti, affrontare insieme le nuove richieste tecniche e ambientali e contribuire, per la propria parte, a una filiera della pelle più documentata, tecnologica e responsabile.
Per OSMO la sostenibilità non è una formula da aggiungere alla comunicazione. Entra nelle scelte di formulazione, negli investimenti e nella qualità dei dati messi a disposizione dei clienti.
Misurare significa decidere con maggiore consapevolezza, riconoscere le priorità e orientare lo sviluppo delle prossime soluzioni.